Cinque leggende sul mondo dell’auto che in realtà non sono vere

Ci sono leggende automobilistiche che a furia di ripeterle sono diventate vere per tutti. Oggi ne sfatiamo cinque. E voi ne conoscete altre?

19 Giugno 2022

Andrea Spitti - Autore

Da oltre un secolo intorno al mondo dell’auto sono nate leggende che, in alcuni casi, hanno contribuito ad alimentare credenze che con il tempo si sono radicate. Perché quando una notizia viene ripetuta molte volte, alla fine la gente crederà sia vera. Oggi vogliamo sfatare cinque miti, riportando a galla la vera verità storica.

“La Ford Model T è la prima auto a essere prodotta in massa”

La Ford Model T (oggetto di un’altra leggenda di cui parleremo a breve) è spesso citata come la prima auto ad essere stata prodotta in serie in grandi quantità. Ciò ha senso, visto che Ford ne produsse oltre 15 milioni di esemplari nel corso di 18 anni: un record che rimase tale finché Volkswagen lo superò nel 1972. Ma che abbia senso non significa necessariamente che sia vero.

La verità

Non ci sono dubbi che Ford fu il primo costruttore a produrre auto in catena di montaggio. Tuttavia, la Oldsmobile Curved Dash (conosciuta anche come Model R), prodotta dal 1901 al 1907, veniva assemblata usando pezzi intercambiabili diversi anni prima della Model T. In questo caso, la catena di montaggio sarebbe definita “virtuale” ai giorni nostri. Le Curved Dash venivano infatti spostate su carrelli più volte all’interno della fabbrica durante l’assemblaggio.

Altri costruttori entrano in gioco quando si amplia la definizione di produzione di massa. Per esempio, Daimler sostiene che la Benz Velo sia stata la prima auto di serie prodotta su larga scala perché, tra il 1894 e il 1902, vennero costruiti più di 1.200 esemplari, un numero davvero notevole per l’epoca.

“Qualsiasi colore purché sia nero”

Nella sua autobiografia “My Life and Work”, Henry Ford scrisse che aveva informato i suoi lavoratori della decisione di concentrarsi su solamente un veicolo – la Model T – e aggiunse: “Puoi averla in qualsiasi colore desideri, purché sia nero”. Visto che è passato oltre un secolo da quando si pensa che ciò sia accaduto, è facile credere che la storia sia vera. La vernice spray nera in effetti è la più veloce ad asciugarsi ed è quindi possibile che, a livello produttivo, sia più conveniente da usare.

La verità

Ford sosteneva di aver fatto questa dichiarazione nel 1909. Ciò è improbabile, sia perché la Model T entrò in produzione nel 1908 e sia perché il nero non era un colore disponibile per i primi 6 anni di produzione. Secondo un accurato studio di uno storico della Model T, Trent Boggess, tutti gli esemplari prodotti tra la fine del 1914 e l’estate del 1925 (circa 11,5 dei 15 milioni della produzione totale) erano in effetti neri. Altri colori furono introdotti per gli ultimi anni di produzione.

Per applicare e far asciugare i vari strati di nero servivano 4 giorni. La vernice spay non ha niente a che fare con questa storia, perché Ford non utilizzò questo tipo di verniciatura fino al 1926. Riassumendo: è vero che la maggior parte della Model T erano nere, ma non è vero che tutte lo fossero.

“Il gran premio più noioso? Indianapolis 2005”

Il Gran Premio di Indianapolis del 2005 è da molti considerato la gara più noiosa mai corsa nella storia (ma metteremmo nella lista anche il GP del Belgio del 2021, sempre che due giri dietro alla safety car possano considerarsi una gara). Gli pneumatici Michelin montati su 14 delle 20 vetture iscritte alla gara erano a rischio esplosione sulla sopraelevata Curva 13. Tutte le possibili soluzioni al problema vennero scartate e di conseguenza le vetture gommate Michelin rientrarono ai box al termine del giro di ricognizione, lasciando sulla griglia di partenza solo le 6 vetture gommate Bridgestone. Gli spettatori, che non erano stati informati della cosa, ovviamente non la presero bene.

La verità

Nella storia c’è però stato qualcosa di più noioso del GP degli Stati Uniti del 2005. Parliamo del GP di Francia del 1926. Vi erano iscritte 12 auto, ma solo 3 Bugatti si presentarono alla partenza. Pierre Vizcaya si ritirò presto per un problema ai pistoni, Bartolomeo Costantini, temendo che ciò potesse accadere anche a lui, rallentò a tal punto da finire 15 giri dietro al vincitore Jules Goux, terminando così Non Classificato. In confronto la gara di Indianapolis corsa 79 anni dopo è stata un turbinio di emozioni.

“V12 è sinonimo di Italia”

Cosa c’è, in ambito automobilistico, più italiano dei motori V12? Ferrari è probabilmente la rappresentante più conosciuta, ma anche Alfa Romeo, Fiat, Lamborghini e Maserati fanno parte della squadra. Senza dubbio i V12 hanno una grande importanza nell’industria motoristica italiana, ma – come avrete già capito – bisogna anche raccontare altro.

La verità

In effetti, i V12 non sono per niente una specialità italiana. BMW, Cadillac, Jaguar, Mercedes e Toyota – solo per citare alcuni esempi – hanno realizzato motori V12. In Italia non siamo nemmeno stati i primi. Il primo V12 di sempre era infatti un motore nautico prodotto a Londra da Potney Motor Works nel 1904. Quattro anni dopo, il produttore di carburatori, agricoltore e liutaio George Schebler costruì un esemplare di un’auto V12. La Packard Twin Six, con il suo V12, andò in produzione nel 1915. Il primo V12 Ferrari sarebbe apparso solo 32 anni dopo, nel 1947.

Un Maggiolino per tutto il mondo

Il primo modello di Volkswagen fu anche quello prodotto più a lungo, il più amato e il più venduto. Il Maggiolino, che venne concepito negli anni ‘30 da Adolf Hitler per permette al popolo tedesco di spostarsi, andò in produzione solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Da quel momento si sviluppò un’enorme schiera di appassionati e venne prodotto fino al 2003 in Messico. Nel 1999, arrivò quarto come Auto del Centenario, dietro alla Ford Model T, alla Mini e alla Citroen DS, ma davanti alla Porsche 911. Il nome naturalmente è Beetle o, in Italia, Maggiolino.

La verità

Il vero nome di quest’auto era Typ 1. Le denominazioni complete, tra cui 1200, 1302 e 1500, si riferivano alle dimensioni del motore. In seguito, i tedeschi cominciarono a chiamarlo Käfer, letteralmente scarafaggio (beetle in inglese), riferendosi alle sue forme. Da quel momento ogni lingua ha il suo modo di chiamare la vettura. Volkswagen cominciò ad usare il nome Beetle con la versione moderna del modello, uscita nel 1997. L’ultima evoluzione, datata 2011, testimonia quanto ogni nazione abbia fatto suo questo iconico modello, infatti Volkswagen vendeva il Maggiolino con il nome legato al paese di commercializzazione: Maggiolino in Italia, Käfer in Germania, Beetle nei Paesi anglosassoni, Vocho in Spagna e America Latina, Coccinelle in Francia, Frusca in Brasile.

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