Dal Colombo all’F140, la gloriosa storia dei V12 Ferrari

Ripercorriamo la leggenda dei dodici cilindri di Maranello, la tipologia di motori che ha equipaggiato le vetture più prestigiose del Cavallino Rampante

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18 Dicembre 2021

Andrea Spitti - Autore

Se si pensa a un motore Ferrari si immagina subito un V12. La Casa di Maranello ha realizzato alcuni dei propulsori a 12 cilindri disposti a V migliori della storia dell’automobilismo, l’ultimo dei quali è l’F140, un vero e proprio capolavoro di ingegneria. Vediamo come questa tipologia di motore si è evoluta nel corso degli anni.

Dal Colombo agli anni ‘90

Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’industria automobilistica italiana cominciò a risollevarsi dalle ceneri. Tra i costruttori che iniziavano a camminare sulle proprie gambe c’era l’azienda di Enzo Ferrari, che nacque come Auto Avio Costruzioni nel 1939 per poi prendere il nome del fondatore nel 1947.

Proprio in quell’anno, nacque il primo motore sviluppato dalla Ferrari. Si trattava di un V12 da 1,5 litri da utilizzare in Formula 1 e che prese il nome del suo progettista Gioacchino Colombo. Fu da subito un successo, visto che con quel motore la 125 S del Cavallino Rampante quell’anno vinse 6 gare su 14.

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Altri due V12 vennero usati negli anni ‘50, uno progettato da Aurelio Lampredi e l’altro da Vittorio Jano. Tuttavia il Colombo fu continuamente migliorato sopravvivendo ai suoi fratelli ed equipaggiando alcune delle vetture più famose del marchio, finché venne pensionato nel 1988.

Naturalmente la Ferrari ha realizzato anche molti altri motori straordinari con meno cilindri, ma è rimasta fedele alla configurazione V12 per la maggior parte dei suoi modelli di punta. Dopo aver interrotto la serie Colombo, la Casa emiliana ha prodotto diversi V12 per la Formula 1, ma un nuovo 12 cilindri per un’auto strada sarebbe arrivato nei primi anni ‘90 con il debutto della famiglia F116/F133, portati al battesimo sulla 456 del 1992.

Ferrari 456 engine

Nasce l’F140

Al Salone di Parigi del 2002, l’azienda svelò l’ultima nata di una lunga lista di edizioni limitate derivate da auto da corsa. La Ferrari Enzo era una straordinaria supercar omologata per l’uso stradale con portiere a farfalla e dotata di un nuovo V12 denominato Tipo F140 B.

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Si trattava di un 12 cilindri da 6 litri interamente in alluminio e con la V da 65°. Aveva una configurazione a doppio albero a camme in testa (DOHC), 4 valvole per cilindro, fasatura variabile e un sistema di iniezione Bosch Motronic ME7. Con una potenza di 651 CV a 7.800 giri e una coppia di 657 Nm a 5.500 giri, era il motore aspirato più potente mai montato su un’auto stradale.

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In quel periodo, la Ferrari era di gran lunga il marchio di maggior successo in Formula 1 e molte delle tecnologie sperimentate sui circuiti vennero trasferite sulla Enzo. Tuttavia il suo V12 non aveva le specifiche della F1. In effetti, la sua architettura era basata su quella del V8 F136 e non condivideva alcun componente con il V10 che permise a Michael Schumacher di diventare uno dei migliori piloti di sempre.

Ciò detto, le stesse menti dietro ai progetti dei motori di Formula 1 avevano firmato anche il V12 della Enzo. Che, tra l’altro, era in grado di erogare ben più di 651 CV.

Continuo sviluppo

La Enzo venne prodotta in soli 400 esemplari fino al 2004, ma lo sviluppo del suo V12 continuò. Finì anche per equipaggiare la supercar stradale di Maserati – la MC12 -, la relativa vettura da GT1 e il concept Birdcage 75th di Pininfarina. Dal 2004 al 2010, la MC12 GT1 partecipò a diverse competizioni, dominando in molte di queste. Questo fu l’unico caso in cui l’F140 (o M144B/2 per Maserati) venne utilizzato in competizioni autorizzate dalla FIA, dimostrando così che era molto di più di un propulsore stradale.

Nel 2005, la Ferrari introdusse la FXX, vettura da pista basata sulla Enzo con un’ulteriore evoluzione del V12 denominata F140 DA. In questa configurazione, il 6,3 litri era in grado di erogare 789 CV e 686 Nm. Ma c’era ancora margine quindi nel 2007 venne lanciata la FXX Evoluzione con 848 CV e 690 Nm, il massimo raggiungibile senza sfruttare un sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS).

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In versione stradale, il motore ha inizialmente mantenuto la cilindrata di 6 litri, ramificandosi in due unità distinte: l’F140 C leggermente depotenziato con 612 CV usato nella 599 GTB Fiorano (2006) e l’F140 CE montato nella 599 GTO (2010) da 661 CV.

Come sulle FXX, la cilindrata venne portata a 6,3 litri e prodotto in quattro diverse varianti. La più potente di esse venne usata per la prima ibrida plug-in dell’azienda, nel 2013 con LaFerrari. Da solo, il V12 denominato F140 FE poteva erogare 789 CV e 516 Nm di coppia., ma questi dati aumentavano fino a 950 CV e 900 Nm in abbinamento quando si attivava il KERS derivato dalla F1.

Ai giorni nostri

L’attuale versione dell’F140 ha una cilindrata di 6,5 litri ed è in produzione dal 2017. Come il fratello da 6,3 litri, è disponibile con quattro diverse varianti di potenza. Erogando tra 789 e 819 CV, tre di queste si possono trovare nei vani motore delle 812 o delle Monza SP1 e SP2.

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E proprio quando pensavamo che la Ferarri stesse per abbandonare le vetture V12 non elettrificate ecco che il costruttore italiano ha annunciato la Daytona SP3 a motore centrale. Ispirata dalle sport-prototipo che hanno vinto la 24 Ore di Daytona nel 1967, sarà disponibile dal 2022 con il 12 cilindri da 828 CV, ovvero la quarta e più potente declinazione stradale dell’F140 da 6,5 litri.

Aspirato, questo straordinario propulsore sembra essere giunto al capolinea. Tuttavia, si dice che la Ferrari vorrebbe continuare ad utilizzarlo con l’aiuto del turbo. Qualcuno dice che la Purosangue – l’imminente SUV di Maranello – proporrà tale unità, ma nessuna informazione è ancora filtrata ufficialmente. Che sia vero o no, l’F140 è certamente l’ultimo V12 Ferrari. A breve celebrerà i 20 anni di produzione e passerà alla storia come uno dei migliori motori Ferrari mai costruiti.

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