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Sainz, il fuoco e la paura: “Soccorsi troppo lenti” (video)

Un ritiro che fa male, uno zero che appesantisce maledettamente tutto, soprattutto ora e soprattutto se ti chiami Carlos Sainz. La sua F1-75 che si ammutolisce a quindici giri dalla fine quando il sorpasso su Max Verstappen era abbondantemente nell’aria e, chissà, forse anche qualcosa di più. E ora Sainz si lecca letteralmente le ferite dopo un Gran Premio d’Austria paradossale. Una di quelle gare in cui dimostri tutto il potenziale e sei ad un centimetro dall’entrata ufficiale in un giro iridato in cui non proprio tutti – siamo sinceri… – pensavano potessi entrare e, alla fine, ti ritrovi sbattuto ancora più lontano. Così fa male.  

Paradossi

Il paradosso è lì. Spielberg era la gara da non fallire dopo aver vinto a Silverstone per la prima volta nella vita. A maggior ragione perché la classifica era diventata più che invitante, compreso quel meno undici dal compagno di squadra, Leclerc, e quindi gerarchie tutte da stabilire e quant’altro. Ma al termine di cinquantasei giri senza errori, ecco il nulla. E poi le fiamme. E la paura di non riuscire ad uscire dall’abitacolo. “Non è stata una situazione facile, perché ho visto negli specchietti che la macchina stava prendendo fuoco”, ha detto Sainz.

Attimi lunghissimi

Il secondo ritiro in stagione causato dall’affidabilità è il più sanguinoso in classifica per il figlio del grande Carlos, curiosamente anche lui sfortunato protagonista di un incidente in un rally nel weekend. Lo zero in graduatoria che non dipende da lui è stato, però, il problema minore in quegli ultimi momenti in pista. Perché dopo che il motore della Ferrari s’è zittito, ecco le fiamme. “Non volevo lasciare la macchina completamente libera, fuori controllo, che andava all’indietro, mentre io saltavo fuori”, ha spiegato lo spagnolo. Che poi ha aggiunto di avere chiamato i commissari per aiutarlo a mettere qualcosa sugli pneumatici per evitare che la macchina rotolasse giù, situazione che s’è notata chiaramente già in diretta televisiva.

L’accusa

Senza voler sparare a palle incatenate, l’impressione di molti e anche di Sainz è che la situazione non sia stata gestita benissimo dagli steward in pista. “Credo che l’intero processo sia stato un po’ lento e c’era così tanto fuoco che ho dovuto darmi una mossa e saltare fuori da solo”, ha ribadito il numero cinquantacinque in rosso. Per lui ciò che gli è capitato è sicuramente un aspetto che va analizzato per capire cosa si sarebbe potuto fare più velocemente perché non era una situazione facile in cui trovarsi. Ora, passata la paura, rimangono i cerotti alla classifica. Qualche giorno di pausa e poi si riprenderà con un solo obiettivo in testa: riprendere la corsa in Francia.