Sainz, Perez e quel numero due che non c’è

I fatti del Gran Premio di Monaco ripropongono con forza l’annoso tema: in un team meglio avere prima e seconda guida?

30 Maggio 2022

Luca Sgarbi - Autore

Atavico. Annoso e dannoso. Datato. Ma sempre attuale, da morire. Attualissimo. La Formula 1 che esce dai primi Gran Premi europei in Spagna e a Monaco si ritrova con la domanda delle domande. Sempre lei, ritorna come un’erbaccia cattiva, pronta a seminare zizzania. Quanto è importante avere in un team primo e secondo pilota? E’ necessario che ci sia una chiarezza dall’inizio del Mondiale o meglio attendere una prima evoluzione delle gare, quindi, delle classifiche?    

Linea Todt

Sin dalle epoche antiche, dalla proto-Formula 1 se ne discute. Nella Ferrari dell’epoca scintillante di Schumacher il mantra di Jean Todt era uno: Michael viene sopra a tutto. Certo, il dirigente francese era assecondato da risultati inattaccabili e dalla ferocia di un talento unico, un corridore epocale che cannibalizzava senza remore avversari e compagni di squadra. Nello stesso momento, la McLaren si barcamenava nelle secche della linea di pensiero opposta: Coulthard e Hakkinen alla pari. Punti di vista, filosofie.

Fattore-Perez e fattore-Sainz

Dal punto di vista di Carlos Sainz nulla da eccepire. Il niet al rientro ai box per coprire la scelta fatta da Red Bull di montare le intermedie sulla vettura di Perez non fa una grinza. Analisi lucida di un pilota che non si sente seconda guida e sceglie secondo il proprio bene. E l’analisi dello spagnolo avrebbe portato alla vittoria, non fosse stato per il giro patito alle spalle della Williams di Latifi. Peccato che poi, al netto di riflessi lenti dal muretto, sia stato Leclerc il sacrificato. Cioè colui che si sta giocando il Mondiale. Così come ineccepibile era stata la rimostranza verbale (“non è onesto”, il team radio) del Checo Perez di fronte all’ordine di scuderia del Montmelò. Piloti che non i sentono secondi al compagno di squadra. E, soprattutto, nel caso della Ferrari, sono supportati da quella che è la linea del team. Cioè: Carlos, sei alla pari di Charles. E quindi…

E ora che si fa? – parte 1

Si arriva dritti al punto. Che in Red Bull è spinoso più guardando la classifica del mondiale che non alla scelte del Team principal, Christian Horner. Per la scuderia austriaca Verstappen viene sopra a tutto e tutti, ma se si guarda la classifica non si può non notare che Perez ora è in lotta per il Mondiale, a differenza di Sainz. Bel problema. Tutto da focalizzare in un’ottica leggermente diversa allo stato attuale.  

E ora che si fa? – parte 2

In casa Ferrari, problema opposto. Pur mancando un’eternità, la classifica cancella i voli pindarici di Sainz, ma nel team non c’è la linea netta che si vede alla Red Bull. Ergo, Sainz può pensare a ciò che è meglio per la sua prova senza tenere in conto che ci sono esigenze di scuderia. Che ieri sono emerse, tutte assieme, in modo anche troppo evidente. Che succedere quando ricapiterà perché, statene certi, ricapiterà sicuramente?         

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