La FIA non chiude la porta a Masi

Per il numero 1 Ben Sulayem non esiste alcun ostacolo teorico al rientro in futuro del controverso Direttore di corsa australiano

Michael Masi
15 Maggio 2022

Luca Sgarbi - Autore

Il 17 dicembre 2021 è finita l’era di Jean Todt alla guida delle Federazione Internazionale dell’Automobilismo. Raggiunti il limite dei 75 anni e dei tre mandati, il francese ha lasciato il posto all’emiratino Mohamed Ben Sulayem, eletto con quasi due terzi delle preferenze. Il dirigente degli Emirati Arabi Uniti si è trovato subito a far i conti con decisioni spinose e un lascito particolarmente ingombrante dal passato, come ha rivelato ai media.   

La questione-Masi

Il primo passaggio scabroso che Ben Sulayem s’è trovato di fronte ha riguardato il capitolo del Direttore di corsa della Formula 1. Il finale turbolento di Abu Dhabi (e non solo…) del mondiale 2021 è costato il posto a Michael Masi. L’australiano, però, non è stato riconosciuto colpevole di alcunché dalla Federazione, per cui potrebbe in un futuro rientrare nei roster. Un’eventualità che creerebbe spaccature, quindi non probabile, ma nemmeno esclusa dal grande capo della FIA. Un altro passaggio ha riguardato il liberare la Formula 1 dall’inghippo della presenza di un solo Direttore di corsa: “Il vertice del motorsport non dovrebbe fare affidamento su una sola persona”, ha detto Ben Sulayem a racingnews365.com.  

Il lascito

Non solo l’avvicendamento di Masi, ma anche la grana-Hamilton, che ha rischiato per non essersi presentato al Galà di fine anno. L’inglese ha rifiutato in modo molto pubblico e s’è esposto parecchio anche sulla recente questione gioielli, apparendo parecchio stizzito dalla cosa. Tutto materiale scottante per Ben Sulayem, che in più ha trovato anche i bilanci della Federazione gravati da un deficit annuale di 25 milioni di euro. E, dulcis in fundo, la grana legata alle gare Sprint. I team ne vorrebbero sei all’anno, il dirigente emiratense nicchia. Da qui il rischio di essere considerato un “pushover”, sostanzialmente uno che non decide.  

Il futuro

In qualità di primo presidente FIA ​​non europeo eletto nei suoi 117 anni di storia, MBS (così viene chiamato) vuole spingere sul cambiamento culturale e intende nominare un responsabile per l’uguaglianza e la diversità. Questo a garanzia che tutti i gruppi demografici ed etnici non abbiano ostacoli alla partecipazione. In più, una politica federale che vada nella direzione del green – elettrico, carburanti puliti – per “essere all’altezza dei punti di vista e delle opinioni delle nuove generazioni”, ha chiarito il grande capo della FIA.

Lascia un commento